Raccolta differenziata, Toscana a due velocità

Negli ultimi 5 anni, crescita a due cifre della differenziata a Lucca. Bene anche Firenze e Prato, mentre restano al palo Arezzo e Massa. Male Siena e Pisa, dove la raccolta differenziata è calata. La regione è cresciuta meno del resto del paese e i toscani pagano il 24% in più della media nazionale per la raccolta dei rifiuti

FIRENZE. A fine settembre 2015, presentando i risultati della raccolta differenziata appena certificati dalla regione, l’assessore all’ambiente, Federica Fratoni, aveva definito i dati incoraggianti e il trend complessivo positivo, sottolineando “un tasso di crescita in aumento rispetto all’anno precedente.” Il confronto fra i dati del 2013 e quelli del 2014, in effetti, sembra dipingere un quadro con più luci che ombre. La raccolta differenziata a livello regionale ha raggiunto il 44,27%, in aumento di 2,27 punti percentuali, la crescita maggiore dal 2011. Quasi tutti i comuni principali hanno incremento la differenziata, anche se in alcuni casi con percentuali da prefisso telefonico, e il dato regionale è in linea con la media nazionale.

Il confronto anno su anno, però, racconta solo una parte della storia. Per raccontare l’altra parte, Il Tirreno ha passato in rassegna i dati del Catasto Rifiuti dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, sulla raccolta differenziata in Toscana tra 2010 e il 2014. Come spiegato nella nota metodologica, i dati utilizzati in questa analisi sono quelli sulla raccolta differenziata effettiva, che non includono gli incentivi per il compostaggio domestico e il recupero inerti, le attività di spazzamento e il recupero metalli dalla raccolta indifferenziata, che invece sono compresi nei dati certificati dalla regione. Questa scelta ha garantito l’uniformità di dati necessaria per un confronto con le altre regioni italiane. I dati della regione sono stati utilizzati, invece, per confrontare i risultati dei tre ATO, ambiti territoriali ottimali, toscani.

L’analisi ha restituito l’immagine di una regione che, sulla raccolta differenziata, procede in ordine sparso: alcuni corrono, altri arrancano. Altri ancora, a voler essere pignoli, fanno qualche passo indietro.

Infografica: La Toscana a due velocità della raccolta differenziata

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comuni capoluogoLucca la più virtuosa – Fra i comuni capoluogo, nessuno fa meglio di Lucca, che nel 2014 ha differenziato quasi il 60% dei rifiuti urbani prodotti dai cittadini. Una crescita, rispetto al 2010, che sfiora il 20%. Bene anche Firenze e Prato, sia in termini di percentuale raggiunta che di crescita nel quinquennio. Stentano gli altri comuni, dove, negli ultimi cinque anni, la crescita è stata anemica. Pisa e Siena hanno addirittura innestato la retromarcia, registrando rispettivamente un calo dello 0,2 e del 2,6 per cento. In pratica, nel 2014 i due comuni hanno differenziato meno rifiuti che nel 2010. Più ombre che luci anche a Grosseto che, pur recuperando terreno su più della metà dei comuni capoluogo, resta indietro.

Utilizzando il criterio di raccolta differenziata effettiva, meno di un sesto dei comuni toscani ha raggiunto il 65% di raccolta differenziata che, per legge, doveva essere raggiunto nel 2006. Quasi tutti i comuni virtuosi hanno meno di 20.000 abitanti.

toscana sud in netto ritardoL’ATO Toscana Sud perde terreno – Nessun ATO raggiunge la soglia del 65%. Su scala d’Ambito, l’ATO Toscana Centro (province di Firenze, Pistoia e Prato) è la più efficiente, con una percentuale di raccolta differenziata vicina al 56%, in crescita di tre punti nel 2014. Appena maggiore la crescita dell’ATO Toscana Costa (Livorno – esclusi i comuni della Val di Cornia -, Lucca, Massa-Carrara e Pisa) che, trainata da Lucca, sfiora il 49%. Con ben 10 punti in meno chiude l’ATO Toscana Sud (Grosseto, Siena, Arezzo e i comuni Livornesi della Val di Cornia) che, con una crescita attorno al mezzo punto percentuale, continua a perdere terreno e si conferma il territorio in maggior difficoltà.

Indicativo, a questo proposito, l’andamento della raccolta differenziata nel senese. Aggregando i dati a livello provinciale, infatti, negli ultimi cinque anni la provincia di Siena ha messo a segno un risicato +0,4%. Come termine di confronto, nello stesso arco temporale le province di Pistoia e Firenze sono cresciute rispettivamente del 14,6 e del 11,7 per cento, seguite da Pisa (+11,6) e Lucca (+8,2). In tutte le altre, la crescita della differenziata oscilla fra il 2 e il 3 per cento. Mentre all’inizio del decennio il senese era, con il 42% di raccolta differenziata, il territorio più virtuoso della regione dopo la provincia di Lucca, nel 2014 si piazzava al sesto posto a livello regionale, sorpassata non solo da Firenze e Lucca, che sono le uniche ad aver superato la soglia simbolica del 50% di raccolta differenziata, ma anche da Prato, Pisa e Pistoia. Le province di Grosseto e Massa-Carrara, che chiudono il ranking, sono le uniche a differenziare meno di un terzo dei rifiuti urbani prodotti.

Il gestore del servizio: “soddisfatti dei risultati” – Nonostante ciò, i vertici di SEI Toscana, che da due anni è il gestore unico dei servizi di igiene urbana sul territorio dell’ATO Toscana Sud, si sono detti soddisfatti dei risultati raggiunti finora. Dopo la fase di consolidamento aziendale, è giunto il momento di migliorare il servizio in termini quantitativi e qualitativi, ha spiegato la società, che rivendica nuovi investimenti per oltre 13 milioni di euro in mezzi, attrezzature e strutture e una riduzione dei costi per oltre 4 milioni.

“Numeri significativi, che sottolineano l’impegno della società ad investire per garantire un servizio più efficace ed efficiente nei cento comuni serviti,” ha commentato l’amministratore delegato, Eros Organni, che ha definito il mezzo punto percentuale di incremento della differenziata “un dato positivo che, però, deve necessariamente essere migliorato nel prossimo futuro per raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata e di avvio al riciclo individuati dalla normativa vigente. Per questo SEI Toscana, in accordo con ATO Toscana Sud e le amministrazioni comunali, ha attivato nuovi servizi di raccolta, domiciliare e stradale, in un lavoro di riorganizzazione su area vasta che proseguirà nel prossimo futuro”.

Ambientalisti critici – Di elementi positivi ne vede pochi Roberto Barocci, referente del Forum ambientalista della Provincia di Grosseto, che, prendendo proprio il grossetano ad esempio, parla di “gravi errori di programmazione politica del sistema di raccolta dei rifiuti.” Scelte e valutazioni errate che, ripetute nel tempo, fanno pensare più a decisioni consapevoli che a errori involontari, spiega Barocci. A cominciare dalle stime sull’aumento annuo della produzione di rifiuti rivelatesi errate, e ciononostante confermate negli anni, che hanno portato all’eccesso di dimensionamento degli impianti, favorendo la filiera dell’incenerimento. A ciò va aggiunta, secondo Barocci, l’incapacità di valorizzare il poco materiale raccolto con la differenziata.

O fai gli interessi dell’incenerimento, o fai gli interessi della differenziata – Roberto Barocci

L’attivista ha sottolineato come un aumento della differenziata, con conseguente riduzione dell’indifferenziato destinato a incenerimento, comporterebbe, in base alle convenzioni firmate dai comuni, un notevole incremento delle tariffe di smaltimento di quest’ultimo. In pratica, minore è la quantità di rifiuti inceneriti, maggiore è il costo al quintale. Se i conferimenti scendono al di sotto delle quote fissate ai tempi della stipula delle convenzioni, le tariffe possono aumentare fino al 20%.

Toscana vs ItaliaLa soluzione proposta dal coordinatore toscano del Forum ambientalista passa attraverso la riconversione degli impianti e la valorizzazione della differenziata. In caso contrario, spiega Barocci, “raggiungere gli obiettivi previsti dalla normativa nazionale e dal piano regionale sarà impossibile.”

La Toscana cresce meno del resto d’Italia… – Il ritardo accumulato dai territori dell’ATO Toscana Sud pesa sul risultato complessivo di una regione che, dopo tre anni di calo, tra il 2013 e il 2014 ha ricominciato a “produrre” rifiuti: il dato pro capite è cresciuto dello 0.9% a 601 chili per abitante, il più alto in Italia dopo l’Emilia Romagna. A questo primato non corrisponde una leadership nella raccolta differenziata. Nei primi cinque anni del decennio, la Toscana non ha tenuto il passo del paese: la prima ha fatto registrare un +7,6%, il secondo ha sfiorato un incremento di 10 punti percentuali. Non solo la Toscana è lontanissima dalle prime della classe in termini di incremento della differenziata, come Marche e Abruzzo che sono cresciute più del doppio, ma è fra quelle con la crescita più lenta: peggio hanno fatto solo cinque regioni. Di conseguenza, la Toscana è scesa dall’11 al 13 posto nella graduatoria nazionale, sorpassata da regioni, come Campania e Abruzzo, che nel 2010 erano in netto ritardo.

24percento… e le tariffe sono fra le più alte – La Toscana sale su un altro ben poco invidiabile podio. Secondo il dossier di Confartigianato sul costo dei servizi di raccolta rifiuti, i contribuenti toscani pagano in media più di tutti in Italia, dopo laziali e liguri: circa 208€ per abitante, quasi il 24% in più della media nazionale di 168€. Un altro studio, questa volta di Federconsumatori, ha calcolato il prezzo della Tari nel 2015 per una famiglia di tre persone residente in un appartamento di 100 mq. A pagare di più sono stati i grossetani: 414€. Quasi il doppio dei fiorentini, che se la cavano con 228€. Nel mezzo ci sono le varie sfumature della Tari in salsa toscana: Pisa (407€), Carrara (393€), Massa (352€), Livorno (351€), Arezzo (325€), Prato (302€), Pistoia (282€), Lucca (280€) e Siena (253€).

crescita al 2020
Obiettivi ambiziosi – Tornando alla raccolta differenziata, sulla base dei dati appena analizzati non si può che concordare con l’assessore Fratoni, che definisce “ambiziosi” gli obiettivi del piano regionale sui rifiuti. Per centrare il 70% di raccolta differenziata entro il 2020, infatti, la regione dovrebbe mettere a segno uno strabiliante +25% di raccolta differenziata in sei anni: più del triplo di quanto fatto nel lustro appena trascorso. Un risultato che, secondo i dati ISPRA, nella prima metà del decennio non è riuscito nemmeno alle regioni più virtuose, la cui crescita si è fermata al 18%.